you--make--me--feel--alive

Mi ricordo un giorno in cui avevo circa 5 anni, ed ero uscita con le mie quattro amichette e le nostre mamme. Eravamo a una specie di sagra, in cui c’era uno stand di beneficenza in cui vendevano delle bamboline fatte a mano dai bambini poveri. Tutte noi bambine le volevamo, ed eravamo felici di contribuire al benessere di bimbi non fortunati quanto noi. Così tutte le mie amichette corsero dalle madri a chiedere qualche soldino per potersi prendere la bambolina. Le madri glieli diedero, e le bambine si presero delle bambole graziosissime, che si abbinavano benissimo ai loro sorrisi. Io ero ferma. Ero felice per loro, ma in cuore mio anche io volevo una bambolina tutta per me, solo che mi ero ricordata quando al supermercato la mamma mi aveva detto “questa volta prendiamo un panino in meno, abbiamo bisogno di risparmiare un pochetto che lo stipendio di papa è sempre meno”. Io le avevo chiesto “mamma, cos è lo stipendio?” E lei aveva detto ” sono i soldi che riceve papa” . Io le chiesi ” e come mai papà riceve dei soldi? ” Lei mi disse “perché lavora e si stanca per noi”. A quel punto io ho pensato che papà ci doveva volere davvero bene per farci questo, così non volevo chiedere i soldi a mamma, sapendo che lei faceva tanto per risparmiare. Dopo un pò, noi bambine tornammo alle mamme e mia madre si accorse che ero un pò triste, ma io cercavo di mascherare la tristezza. Lei capì che era per non aver preso la bambolina. E non capì solo quello, lei capì tutto. Così mi prese per mano e mi portò allo stand di benedificienza. Era passato un bel pò da quando le mie amiche avevano preso le loro bamboline. Così mamma mi chiese “quale bambolina vuoi?” Io ero felicissima di poter scegliere, ma il ragazzo dietro la cassa mi disse che erano rimaste solo due bamboline perciò non avrei avuto una vasta scelta. Me le porse e io le guardai: c’era una bambolina molto bella, dai capelli biondi e gli occhi grandi grandi e celesti. E un’altra bambolina, altrettanto bella, ma di una bellezza particolare. Aveva le lentiggini e i capelli ricci, arruffati. Mi assomigliava molto. Quando la presi in mano, notai che aveva la mano destra leggermente rovinata, con del cotone superfluo, perché si era un pò danneggiata. Io scelsi senza alcuna esitazione quella bambolina imperfetta e, me lo ricordo ancora, sapevo che io sarei stata sempre come lei, cuore spezzato o mano scucita che fosse, ancora con un sorriso sul viso. Al ritorno, tutte le mie amiche vollero vedere la mia bambolina. Inizialmente io me ne vergognai, poi però mostrai con orgoglio la mia bambolina scucita. Le mie amichette mi guardarono male, guardarono male l’imperfezione della bambolina.


Sono una ragazza adesso, anche loro. Ma nessuna delle mie amiche ha conservato quella bambolina. La mia invece è poggiata al lato del divano, che mi fissa ricordandomi di avere forza ogni giorno, e di aspettare senza paure quella persona che mi sceglierà, pur in mezzo a un mare di persone, che mi vedrà perfetta nella mia imperfezione.

Gliocchituoiparlano (via gliocchituoiparlano)

*-*

(via haiunoceanoinqueiocchi)

Dio..

(via -velenoeantidoto)

Non posso farcela. Mi viene da piangere. Cristo.

(via settecentocinquantottokilometri)

Wow… *-*

(via seilacausadelmiosorriso)

I brividi giuro.

(via kissgirlandboys)

Stupenda.

(via kissesonmyneckandcutonmyarms)

Che meraviglia

(via amareincondizionatamente)

La leggo ogni giorno a mia sorella di 4 anni prima che vada a dormire…

(via peoplewilldisappointyou01)

è qualcosa di stupendo

(via restanomacerie)

oh mio dio *-*

(via chiaraamoscrivere)
Era una ragazza semplice, di quelle che sognano dietro ai libri e alle poesie, e se la vita è una carogna non importa, una ragione buona per sorridere la trovi comunque. Era un tipo così. Ed era carina, questo bisognava dirlo. Non del genere vistoso, quelle che ti giri a guardarle. Più semplice. Ma aveva qualcosa che ti accalappiava, niente da dire, ce l’aveva. Come una specie di limpidezza, di trasparenza. Era quel tipo di donna che quando ce l’hai tra le braccia, sai che lei è lì, proprio tra le tue braccia e da nessuna altra parte. Non so se avete presente. Ma è una cosa rara. E bellissima, nel suo genere.

Era una ragazza semplice, di quelle che sognano dietro ai libri e alle poesie, e se la vita è una carogna non importa, una ragione buona per sorridere la trovi comunque. Era un tipo così. Ed era carina, questo bisognava dirlo. Non del genere vistoso, quelle che ti giri a guardarle. Più semplice. Ma aveva qualcosa che ti accalappiava, niente da dire, ce l’aveva. Come una specie di limpidezza, di trasparenza. Era quel tipo di donna che quando ce l’hai tra le braccia, sai che lei è lì, proprio tra le tue braccia e da nessuna altra parte. Non so se avete presente. Ma è una cosa rara. E bellissima, nel suo genere.

“Mi chiamo Amy ho cinque anni, mia sorella si chiama Lilith e ne ha 16.
Lilith una volta è tornata a casa piangendo, ma mi ha detto di non dirlo alla mamma e che andava tutto bene.
Lilith a volte si chiude in bagno per ore dopo aver cenato.
Lilith ha tutti i temperini rotti, ma non so perché.
Lilith nasconde sempre le mani nelle maniche.
Lilith ha sempre i maglioni lunghi.
Lilith a volte fissa il vuoto per lunghi istanti.
Lilith ha sempre la musica nelle orecchie e non mi sente quando parlo.
Lilith ha sempre dei graffi sulle braccia ma dice che è stato il nostro gatto.
Lilith ha smesso di mangiare i dolci che fa la mamma.
Lilith ha smesso di mangiare la pizza che fa la mamma.
Lilith ha smesso di mangiare l’arrosto che fa la mamma.
Lilith non si porta più la merenda a scuola.
Lilith ha smesso di mangiare i panini buonissimi della mamma.
Lilith ha smesso di mangiare.
Lilith beve tanta acqua.
Lilith a volte mangia, ma dopo scappa in bagno, non capisco perché.
Lilith viene sempre sgridata dalla mamma perché a scuola va male.
Lilith fuma di nascosto dalla mamma.
Lilith va a scuola senza zaino.
Lilith oggi non è tornata da scuola.
La mamma oggi piange.
Lilith oggi mi è mancata.
La mamma continua a piangere, anche papà piange.
Lilith ha dimenticato il telefono sul mio letto e continua a suonare.
Lilith non è tornata ed è sera.
Mamma e Papà mi hanno lasciata dalla nonna tutto il giorno oggi.
Mamma e Papà sono tornati piangendo oggi.
Lilith non c’è più.”

hekams
Non mi piace quando un guidatore comincia a chiamare stronzo un altro guidatore, solo perché magari si muove troppo lentamente.
“Guarda a ‘sto moscio cretino, muoviti, cazzo! Vado di fretta!”
E sbraita, sbraita, soffocato da un tempo impenetrabile.
Dicevo: non mi piace affatto. Lui non sa niente del guidatore lento. Assolutamente niente. Immaginate se gli fosse morto un caro amico 24 ore prima, e immaginate se il guidatore incazzato l’avesse saputo.
In che modo? be’, per esempio, se il guidatore lento avesse avuto la brillante idea di affiggere al cofano un cartello del genere: non rompete i coglioni, sono a lutto.
Il guidatore incazzato, alla vista di quel cartellone, l’avrebbe insultato alla stessa maniera?
Ovviamente no.
Perché noi esseri umani, per quanto proviamo a tenerlo nascosto, siamo dei grossi ipocriti.
E non c’è da sorprendersi se leggiamo sull’epitaffio di un libertino che fu un uomo sempre fedele!
E non c’è da sorprendersi se leggiamo sull’epitaffio di un politico che non rubò mai un centesimo!
Funziona così, qui da noi, sul pianeta Terra: quando sei vivo, ti rinfaccio i tuoi peccati; quando sei morto, eh… quando sei morto, ti assolvo.
E allora al diavolo la giustizia divina, no?
Ci siamo noi, giudici arrugginiti, a sentenziare in vita, e a perdonare in morte.
Una delle sentenze che più mi inquieta è quella che deriva dai pregiudizi.
Ieri hai visto una ragazza con le braccia e le gambe tatuate e, sottovoce, hai detto alla tua amica: “com’è che i genitori le hanno permesso di rovinarsi la pelle in quel modo?”
Quella ragazza è stata adottata, ma tu non potevi saperlo. E mi ci scommetto le gengive che, se l’avessi saputo, avresti taciuto.
Ieri, mentre eri a passeggiare, un uomo ti ha dato una leggera spallata. Hai cominciato a bestemmiare, facendogli capire, bruscamente, come si cammina.
Quell’uomo era cieco, ma tu non potevi saperlo.
E probabilmente, se lui si fosse scostato quegli occhiali scurissimi che portava, gli avresti persino sorriso.
Aveva ragione Pirandello: “Prima di giudicare la mia vita o il mio carattere, mettiti le mie scarpe, percorri il cammino che ho percorso io, vivi il mio dolore, i miei dubbi, le mie risate, vivi gli anni che ho vissuto io, e cadi là dove sono caduto io, e rialzati come ho fatto io.
Ognuno ha la propria storia.
E solo allora mi potrai giudicare.”

Sara Cassandra 

Su queste parole ci si potrebbe fondare un articolo della costituzione. 

(via comefiocchidineve)

Geniale, come sempre.

(via taccuinodiunasognatrice)

Non ho più parole,me le hai rubate tutte tu.

(via ma-ti-prego-resta)

Questa ragazza merita un premio Nobel.

(via justtooshy)

*senza parole*

(via debolecomeunafogliainautunno)

COME CAZZO FA A SCRIVERE COSI BENE CRISTO SANTO? LA PERFEZIONE, OH.

(via bulimicaautolesionista)